Le esperienze di studio all’estero regalano agli studenti un bagaglio di competenze trasversali che possono essere valorizzate durante il colloquio di maturità e avere un loro peso sul voto finale. La valutazione spetta alle scuole e in alcuni casi viene fatta anche sulla base di protocolli condivisi, come accade, per esempio, per gli oltre 2.200 studenti che nel 2019-2020 (prima dello scoppio della pandemia) hanno viaggiato all’estero con l’associazione Intercultura per periodi di studio brevi (da poche settimane a un mese) o più lunghi, fino a un intero anno scolastico.
La valutazione
Le esperienze di studio all’estero sono equiparate ai percorsi ex alternanza scuola lavoro, ora denominati Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (Pcto). Queste esperienze contribuiscono allo sviluppo di «conoscenze e competenze disciplinari», spiega il ministero dell’Istruzione, che «possono essere valorizzate nell’ambito dell’accertamento del conseguimento del profilo culturale, educativo e professionale dello studente, che costituisce la finalità del colloquio» , unica prova prevista per l’esame di Stato di quest’anno. «Un’adeguata valorizzazione» di queste esperienze da parte del consiglio di classe, spiega ancora il ministero, «si riflette sull’attribuzione del credito scolastico relativo all’anno scolastico in cui è stata svolta l’esperienza, ovviamente sulla base dei criteri stabiliti dal collegio dei docenti per l’attribuzione del minimo o del massimo della fascia di attribuzione del credito scolastico in relazione alla media dei voti riportati dallo studente negli scrutini finali».
Gli accordi Intercultura
Molte scuole da cui sono partiti gli studenti che hanno studiato all’estero con Intercultura firmano un accordo con l’associazione nell’ambito dei progetti ex Alternanza. E grazie a tali accordi «i ragazzi – spiegano da Intercultura – hanno ampio spazio per poter riproporre durante l’esame le attività svolte, come dimostrazione di aver saputo sviluppare le competenze interculturali». Lo studente che partecipa al progetto formativo di Intercultura, sottolinea l’associazione, «sviluppa competenze trasversali e interculturali coerenti con le competenze chiave previste dalla Ue per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione». Tutte queste conoscenze, insieme con l’elenco delle attività svolte, il periodo dell’anno e il monte ore impegnato in ogni attività, sono certificate in un documento personale che viene consegnato ai ragazzi al termine dell’esperienza all’estero.
Protocolli di valutazione
Come accennato, alcune scuole sderiscono al Protocollo di Valutazione di Intercultura che fornisce un “set” di strumenti per valutare le esperienze di mobilità degli studenti. Si tratta, in particolare, di una «rubrica valutativa» messa a punto da Fondazione Intercultura insieme al professor Mattia Baiutti dell’università di Udine.
Ccompetenze certificate
Per dare alla scuola gli elementi per valutare l’intero percorso seguito dallo studente, Intercultura fornisce poi al termine di ogni fase del programma la certificazione delle competenze acquisite, così calcolate: fino a 30 ore per aver partecipato alle selezioni; fino a 40 ore per la formazione prepartenza che i volontari forniscono a tutti i vincitori del concorso di Intercultura; fino a 80 ore per il soggiorno all’estero e fino a 15 ore per la formazione al rientro.
I numeri
Prima che la pandemia da coronavirus costringesse molti a rientrare in Italia, per l’anno scolastico in corso erano stati 2.250 ( su 7mila domande presentate) i giovani selezionati da Intercultura per un periodo di studio all’estero. Di questi, 1.336 sono partititi per frequentare oltre confine l’intero anno scolastico. Un trend in continuo aumento, dice Intercultura, visto che nel 2000 i ragazzi che partivano per un anno all’estero erano poco più di 300.