Scuola, ecco il vademecum in caso di contagi in classe: c'è un esperto Anti Covid per ogni scuola

Scuola, ecco il vademecum in caso di contagi in classe. In ogni scuola un «esperto anti Covid»

I presidi dovranno nominare un referente per il Covid-19. Rinviata la riunione del Cts per decidere sulle mascherine. Sarà il primo settembre. Tutto quello che c’è da sapere



Il vademecum

Il documento si intitola: «Indicazioni operative per la gestione di csi e focolai di Sars-CoV2 nella scuola e nei servizi dell’infanzia» e consiste in un fascicolo di 25 pagine. È il vademecum per i presidi per confrontarsi con l’emergenza dei contagi (Qui il documento).

Intanto slitta la riunione del Cts per decidere sulle regole d’uso delle mascherine a scuola: è ora in programma il primo settembre.


Che cosa succede se c’è un positivo a scuola?

Se c’è un caso sospetto di Covid-19 in una scuola o in un servizio per l’infanzia è previsto un protocollo da seguire. La persona che mostra i sintomi viene dotata di mascherina chirurgica, nel caso non ce l’abbia già, e accompagnata nel locale dedicato alla gestione dei casi, che le scuole devono identificare prima dell’inizio delle lezioni.

La persona viene assistita dal «referente Covid» della scuola: se si tratta di uno studente vengono chiamati i genitori che dovranno avvertire il pediatra o il medico di base che procederà al triage telefonico ed eventualmente indirizzerà alunno e genitori a fare il tampone. Nel caso il tampone sia positivo comincia l’indagine epidemiologica a cura della Asl di riferimento per stabilire i contatti nella scuola.



Se il contagiato è un insegnante?

Se il contagio riguarda un insegnante o altro personale presente a scuola la procedura è simile: l’insegnante – isolato nel locale dedicato e con mascherina – dovrà contattare il proprio medico di base per capire se i sintomi sono tali da consigliare il tampone.

Nel caso si recherà al centro indicato dalla Asl. L’importante è che gli esiti del tampone siano il più veloci possibili per poter chiarire gli esiti di un caso entro la giornata. Se invece un insegnante o anche un alunno – già assente da scuola – risultasse positivo al tampone, sarà comunque la Asl ad attivare il protocollo per l’indagine epidemiologica e ad avvertire il preside per procedere con le disposizioni che riguardano l’isolamento delle persone che sono venute in contatto.


Chi va in quarantena?

Una volta appurato con il tampone che un alunno o un professore o altro personale scolastico è positivo la Asl procede con il contact tracing. Sarà il referente Covid della scuola (o il preside) a fornire l’elenco dei «contatti stretti» e dei loro genitori. Per «contatti stretti» si intendono tutte le persone che sono state insieme alla persona contagiata nelle ultime 48 ore.

La Asl «valuterà di prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e agli eventuali operatori scolastici esposti». L’isolamento dura 14 giorni. Nella quarantena «sarà possibile attivare la didattica a distanza», anche nella formula della didattica mista se non sarà isolata tutta la classe. Se ad essere contagiato è un prof, vanno messe in quarantena tutte le classi in cui ha insegnato negli ultimi due giorni.


Che cosa succede se è positivo un genitore?

Che cosa succede se ad essere positivo al Covid-19 è un «contatto stretto» di un alunno, cioè un genitore o un fratello o una sorella? L’alunno deve restare a casa ed è posto in isolamento ma i suoi compagni e i suoi professori «non necessitano di quarantena».

I genitori devono comunicare alla scuola il motivo dell’assenza al referente scolastico. Questo è molto importante perché nella gestione delle assenze per motivi sanitari il referente scolastico può individuare «eventuali cluster di assenze» o identificare situazioni «anomale di eccesso di assenze». Le stesse regole di prevenzione si devono applicare anche se ad essere positivo è un convivente o un familiare di un prof o di altro personale presente nella scuola.



Chi è il Referente Anti Covid?

Il dirigente scolastico deve, prima dell’inizio della scuola «identificare dei referenti scolastici per il Covid-19 adeguatamente formati sulle procedure da seguire». Potrebbe essere anche lo stesso dirigente a svolgere questa funzione: il referente – ce ne deve essere uno per ogni sede dell’istituto scolastico – deve essere coinvolto ogni volta che ci sia un caso sospetto, dovrà tenere i contatti con il dipartimento di prevenzione della Asl e con i genitori.

Spetta anche a lui curare la «sorveglianza speciale» che deve essere garantita ai bambini e agli studenti con fragilità. Sarà sempre il referente scolastico a comunicare alla Asl competente se nella scuola c’è un numero elevato di assenza in una classe, eventualità che è segno dell’inizio di un focolaio.


Quando si può tornare a scuola?

La sanificazione straordinaria dopo un caso accertato di Covid-19 va effettuata se la persona contagiata è stata a scuola nei sette giorni precedenti la scoperta della positività. Devono essere sanificate tute le zone in cui è stata presenta la persona positiva: è facile intuire che si sanificherà tutta la scuola o quasi. Per quanto riguarda il ritorno in classe di un positivo è necessaria la «conferma dell’avvenuta guarigione con due tamponi negativi eseguiti a distanza di 24 ore».

Nel caso invece di uno studente (o prof o operatore scolastico) con sintomi sottoposto al tampone, che risulta negativo, è necessario che, a giudizio del pediatra o del medico, prima di tornare a scuola ripeta il tampone dopo 2-3 giorni: «il soggetto deve comunque intanto restare a casa».


Cosa succede se c’è un focolaio?

La situazione più grave nelle scuole è quando si individua un vero e proprio focolaio di Covid-19, quando cioè i casi di sintomi e di assenze per malattia è molto elevato. Per intercettare il prima possibile un focolaio, le scuole devono «identificare situazioni anomale» di assenze attraverso la gestione del registro elettronico, «comunicare se si verifica un numero elevato di assenze improvvise (intorno al 40 per cento), e avviare già dall’inizio dell’anno scolastico «un sistema di monitoraggio dello stato di salute degli alunni e del personale scolastico».

Nel caso di focolaio sarà sempre il dipartimento di prevenzione della Asl a decidere la chiusura della struttura. Si potrà optare per la chiusura parziale o totale della struttura a seconda del numero e della distribuzione dei contagi e della situazione locale della zona dove si trova la scuola. Per quanto riguarda i test diagnostici – per i quali è importante la velocità della risposta – il documento non ritiene che i test rapidi con i quali l’esito si conosce in mezz’ora siano al momento validi come strumenti di controllo della trasmissione del virus.

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